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L’Italia pericolante

6 Aprile 2009


ITALY-QUAKE/

In risposta al buon post del buon Wil:

Certo che però dalle immagini si vede come la quasi totalità degli edifici (anche quelli più recenti) siano fatti di cartone: colonnine di cemento armato ai quattro angoli e pareti in mattoni: è ovvio che poi un terremoto di media intensità rada al suolo mezza regione. La realtà è che questo è il Paese del giorno dopo, del pietoso pietismo (cristiano), delle povere vittime, del “restiamo uniti, aiutiamoci”, delle gare di solidarietà…

E la prevenzione? Dopo il ‘76 si è ricostruita -mettendola in sicurezza- una provincia, si è costituita la Protezione Civile e si sono fatte nuove regole (nazionali) per la costruzione di nuovi edifici (ma quanto sono state o quanto vengono rispettate?), ma si è fatto poco sugli edifici più vecchi, che in Italia sono la maggior parte: si pensi alla schifosa edilizia popolare degli anni ‘60, quegli enormi palazzi costruiti con criteri ben lontani da quelli oggi vigenti, se solo un condominio crollasse, un condominio di 5 piani e un paio di scale, 40 appartamenti con una famiglia ciascuno, una media di 4 persone per appartamento… se uno di questi crollasse si rischierebbero 160 morti in un colpo solo…

Ma la cosa più grave non è la cattiva o assente “manutenzione” (chiamiamo così l’adeguamento alle norme di sicurezza, anche strutturale e non solo dell’impianto elettrico: perché mantenete una casa non significa solo riparare un tubo o un tetto che perde o rifare la facciata che si è un poco scrostata) delle abitazioni private, ma del fatto che un terremoto di media intensità riesca a sbriciolare la Prefettura di un capoluogo di provincia, pardon, Palazzo del Governo, o -cosa che mi fa davvero andare fuori di testa- rendere INAGIBILE il 90% dell’OSPEDALE CIVILE, l’unica struttura che dovrebbe essere a prova di bomba, l’unica cosa che deve funzionare sempre e comunque a prescindere dell’emergenza, perché è necessaria in ogni emergenza. Per non parlare della Casa dello Studente dell’Aquila o delle Scuole (che crollano già di loro sulle teste degli studenti senza bisogno di alcun terremoto) che in genere vengono usate per ospitare gli sfollati e che invece vengono dichiarate inagibili loro stesse (ne hanno chiusa una a Roma per dei danni provocati dalla scossa all’Aquila…).

Ma adesso che tutto è stato raso al suolo ricostruiranno a norma (si spera almeno).

Essendo l’Italia un Paese non solo poco lungimirante, ma anche fortemente sismico il prossimo terremoto colpirà un’altra regione che potrà quindi essere rimessa a norma con la ricostruzione e via di questo passo tra un secolo avremo rimesso in sesto buona parte del territorio e potremo ricominciare daccapo, da Messina mi pare.

Chiedendo scusa per la lunghezza di questo commento (pare più un post) segnalo le migliori parole che ho sentito finora, le ha dette Mario Tozzi, geologo del CNR, quello che va in TV con la piccozza:



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