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Arbeit macht frei

24 Giugno 2008

Leggendo l’ultimo post di Michele c’è stato nella mia mente un riflusso di idee, considerazioni, parole e aforismi. Volendogli rispondere, ma sentendomi un pò incapace di sintetizzare il tutto ho voluto fare una collezione di aforismi, un pò come nella mia abortita rubrica di attualità “Verba volant, scripta manent” sul giornale (abortito?) della Facoltà di Lettere di Trieste. Per pigrizia e scarsità di tempo mi sono limitato a Wikiquote, ma credo possa essere comunque un discreto compendio di saggezze.

La costituzione sovietica garantisce a tutti un lavoro. Un’idea graziosa e inquietante, direi. (P.J. O’Rourke)

Nota personale: fosse solo quella sovietica…

Niente è veramente lavoro a meno che non preferiate fare qualcos’altro. (James Matthew Barrie)

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero. (Aristotele)

Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo. (Leo Longanesi)

Si aspira ad avere un lavoro, per avere il diritto di riposarsi. (Cesare Pavese)

Nella società capitalistica si produce tempo libero per una classe mediante la trasformazione in tempo di lavoro di tutto il tempo di vita delle masse. (Karl Marx)

Il lavoro è l’ultima risorsa dei coglioni. (Sebastiano Vassalli)

Legittimo è il desiderio del necessario, e il lavoro per arrivarci è un dovere: «se qualcuno si rifiuta di lavorare, non deve neanche mangiare». (Papa Paolo VI)

Ma io sono moderno quanto lei, Sam. Solo che ciò che conta, per il futuro, non è il lavoro ma l’ozio. Tutto il mondo è d’accordo nel dire che il lavoro non è che un mezzo. Si parla di una civiltà dell’ozio, vi è gente che lavora per 40 anni, per riposarsi dopo, ma quando finalmente raggiunge il riposo, non sa più che farsene, e muore. Sinceramente credo di servire meglio la causa dell’umanità oziando che lavorando. Bisogna avere il coraggio di non lavorare. (La collezionista)

Ora, io sono una persona pigrissima, probabilmente la pigrizia è il mio unico difetto (nel senso che tutti i miei difetti possono essere ricondotti alla pigrizia): diciamo che per il mio caso invece che di calma parlerei di pigrizia “olimpica”. Mi sembra ovvio che io fugga il lavoro, la fatica, come la peste; anche il mio perfezionismo è riconducibile alla pigrizia: “una cosa o la si fa bene, o tanto vale non farla” implica che una grande mole di cose non debbano essere fatte perché non ne vale la pena; come se non bastasse da grande vorrei fare l’intellettuale, mestiere che non è proprio considerato un lavoro, o almeno non un lavoro “vero”, roba da fighetti, scioperati che hanno altre fonti di reddito (figli-di-papà). 

Premesso questo, vorrei appropriarmi di qualche aforisma, una soggettiva con le parole di altri. Anche se non ho trovato (a dire la verità nemmeno cercato) la teoria di Goethe sulla differenza tra lavoro materiale e lavoro intellettuale, ma non importa: per giustificare le mie aspirazioni Hugo dovrebbe bastare.

Il lavoro è il rifugio di coloro che non hanno nulla di meglio da fare. (Oscar Wilde)

Mi piace il lavoro, mi affascina. Potrei stare per ore seduto ad osservarlo… (Jerome Klapka Jerome)

Un uomo non è un pigro, se è assorto nei propri pensieri; esistono un lavoro visibile ed uno invisibile. (Victor Hugo)